Della Porta Piero

Piero Della Porta – Sono nato a Torino il 13 giugno 1955, dove ho conseguito la Maturità presso il Liceo Classico Vittorio Alfieri laureandomi poi a pieni voti in Medicina nell’82 e specializzandomi nell’86.

Sono sposato con Gabriella e insieme abbiamo una figlia, Giuliana.

Ho sempre amato leggere, e ciò ha senz’altro limitato il tempo dedicato alla scrittura.

Fra i miei autori preferiti cito R. L.  Stevenson E. A. Poe, H. Melville e poi  Hemingway e Fitzgerald, Shakespeare  naturalmente, “il padre di tutti” e poi P.  Highsmith R. Carver, Cassola e Lucarelli e fra i grandi classici l’inarrivabile L. Tolstoj.

Nel mio curriculum letterario ricordo con gioia il mio secondo piazzamento al Premio Nazionale “M. Tobino” (primo fu il grande Vittorino Andreoli!) finalista al Premio Nazionale “Città di Terni”, 3° al Concorso Nazionale di racconto inedito “Città di Castellamonte” e poi, soprattutto, fra  i primi tre finalisti al Premio “Edizioni Clandestine” e fra i primi venti finalisti su 1180 scrittori a “Parole di Carta” per gli Editori Marsilio dai quali sono poi stato pubblicato e ristampato.

Ed infine, nella “mia Torino”, sono stato primo finalista al premio “Mario Soldati” a cura del Centro Pannunzio, e secondo al “Carlo Levi” del 2002 e primo assoluto nel 2009.

Sempre legato al Centro Pannunzio nel 1998 è uscito il mio libro di racconti “Ma la fuga è inutile”, Genesi Editori, prefatto dal Prof G. Barberi Squarotti, scrittore che tutti conoscono e che io stimo molto, Ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Torino ed alla Sorbona di Parigi, e brillante critico dell’inserto “Tuttolibri” de La Stampa.

Alcuni miei racconti sono stati letti nel corso di spettacoli teatrali, e mi resta il rimpianto di non aver potuto terminare la stesura di una commedia (tratta da un mio racconto) in collaborazione  con uno dei “mostri sacri” del cinema italiano, Nino Manfredi, che me l’aveva chiesto avendo forse generosamente, trovato il racconto molto di suo gusto…

Ma che belle giornate passate insieme a Roma! A proposito della quale, devo dire che ogni volta che ci ritorno, provo sempre una forte emozione, non soltanto per il suo intramontabile fascino, ma anche perché penso ogni volta che ammiro i suoi capolavori artistici e architettonici, che alcuni membri della mia famiglia, nel tardo 500 e nel 600, probabilmente stufi di occuparsi delle loro terre e proprietà lombarde, e sospinti dal geniale senso di sfida, contribuirono a rendere più bella con le loro opere nel corso di vari Pontificati. Aumentando così la gloria d’Italia.

Bene, senza neppure azzardare un paragone improponibile con loro, se nel mio DNA fosse rimasta anche solo una remota traccia di questo gusto di mettersi in gioco, di accettare una sfida, pur infinitamente più modesta, sì, sono pronto a raccoglierla.

Con il sostegno e l’affetto di tutti voi.

Cercando nel mio ambito, cioè la scrittura, di seguire le due regole più difficili, ma indispensabili, come già affermava R. Carver: la sincerità e l’onestà.

Opere pubblicate