Scavini Konig Elena (Lenci)

Helenchen König – subito Lenci, Lencina in famiglia e tra gli amici – nasce a Torino il 28 febbraio 1886. Il padre, Francesco, dottore in chimica e scienze naturali, è di Darmstadt; la mamma, Johanna Jarmer, donna colta (parla quattro lingue) e sensibile temperamento artistico, è austriaca. Francesco König (approda a Torino nel 1885 con l’incarico di responsabile della Reale Stazione Agraria) oltre che insigne studioso è anche pittore (espone alla Biennale di Venezia). Muore ancora giovane, lasciando la moglie e i quattro figli in gravi difficoltà economiche. La vedova fronteggia la situazione vendendo – ad uno ad uno – i preziosi pezzi di famiglia e dando lezioni di lingue. Lenci e la sorella Gherda, spiriti avventurosi, si aggregano al circo di madame Nouma Hawa. Dopo alcuni mesi, lasciato il circo, dapprima con la mamma – poi da sola – va in Svizzera, Austria, Ungheria e Germania, dove si adatta a fare tutti i mestieri: bambinaia, traduttrice, dama di compagnia, rappresentante. A Düsseldorf – nel 1907 – ottiene il diploma di maestra fotografa e apre uno studio che, presto, diventa punto d’incontro per molti artisti tedeschi. Allo scoppio della guerra gli intricati “nodi” della nascita vengono al pettine e, nel 1914, sceglie definitivamente l’Italia. Nel 1915 sposa Enrico Scavino. Nel 1917 muore di spagnola la primogenita Gherda. Per superare il dolore, Lenci si dedica anima e corpo alla creazione di piccoli pupazzi di stracci. Adotta il feltro Borsalino, tessuto più malleabile, e, con l’aiuto e il perfezionamento tecnico del fratello Bubine, approda in breve tempo a risultati significativi. Nel primo semestre del 1919 fonda la ditta e deposita il primo marchio Lenci, ottenuto nel 1921. Con la collaborazione di alcuni artisti dell’epoca, Riva, Dudovich, Gigi Chessa, Vacchetti Sturani, Golia, nasce la bambola per eccellenza. La Lenci colora di rosa i sogni delle bambine dell’epoca e non solo i loro. I volti, moderni e spiritosi, le acconciature, gli abiti di squisita fattura, sempre originali, unici, dettano moda. Le mamme copiano i modelli per le figlie. La bambola Lenci entra in tutte le case, diventa un fenomeno di costume. La regina Elena visita la fabbrica, Mussolini si complimenta, Walt Disney propone una collaborazione, donna Virginia Agnelli e la madre, Principessa di San Faustino, si congratulano per la genialità delle creazioni. Dall’America al Giappone, tutti chiedono un gran numero di pupazzi e giocattoli in legno decorato e gli altri manufatti della casa. Nel 1926 comincia la produzione di fiori, gentili bouquet, deliziose coroncine che trattengono le folte, ricciolute chiome in voga in quegli anni. All’apice del successo, la forte concorrenza costringe Lenci ed Enrico Scavini a diversificare l’attività. Nel 1928 avvia la produzione di ceramiche e il gruppo artistico preesistente si arricchisce. Portano la loro fertile creatività lo scultore Felice Tosalli e il pittore Giovanni Grande, l’amica Cläre e molti altri. C’è chi predilige gli animali (Tosalli), chi, come il direttore artistico Sandro Vacchetti, utilizza una forma semplice da cartellonista pubblicitario e chi, come il pittore Gigi Chessa, si esprime attraverso il nudo femminile. Elena König Scavini dà il meglio di sé nelle Madonne e soprattutto nella spavalda vitalità della Nella, la prima opera. La finissima qualità della ceramica, la preziosità digli smalti, la novità del disegno rendono le statuine molto apprezzate e popolari. Nel 1930 le ceramiche sono esposte alla IV Triennale di Arti decorative di Monza. Ma i successi non mascherano le difficoltà. La crisi del 1929 colpisce la fabbrica, che fatica a contenere i costi e ad essere competitiva sul mercato. Inoltre, grosse perdite di capitale in America e una gestione un po’ approssimativa che non tiene conto di costi e ricavi contribuiscono ad aggravare il bilancio. Sandro Vacchetti si stacca e dà vita alla Essevi, così mastro Ghigo e gli altri. Nel 1933 entrano – come soci e dirigenti – i fratelli Garella, ai quali cede definitivamente le consegne nel 1936. Nel 1937 la signora Lenci viene assunta, nella fabbrica che fu sua, per un periodo di cinque anni in qualità di direttrice artistica. La morte del marito nel 1938 e le successive traversie familiari la inducono ad esprimersi ancora una volta attraverso l’arte: impara a scolpire il legno, tesse su telai a mano, si occupa di arredamento. Così Helenchen König Scavino – detta Lenci – elargisce a piene mani, fino all’ultimo, creatività. Muore a Torino nel 1974.

Elena "Lenci" Scavini

Opere pubblicate