Takiji Kobayashi

Kobayashi Takiji (1903-1933), figlio di contadini ridotti sul lastrico come tanti altri in quel primo Novecento, divenuto poi impiegato e infine scrittore, è uno di quegli uomini che, tuttavia, i conti li vuol far quadrare subito, perfino in un periodo in cui dire apertamente ciò che si pensa o, soprattutto, raccontare ciò che si vede può costare molto più di un inquisitorio invito (nello stile dei tempi) a rientrare nei binari prestabiliti. Da quella voglia di raccontare al mondo il segreto dietro il miracolo è nato questo splendido romanzo-documento che mette a nudo il dramma dei piccoli, anonimi protagonisti sacrificati, lì come altrove, allora come sempre, in nome della Grandezza del Paese. Il peschereccio, “vacillante sifilitica che, abbandonata a se stessa per più di vent’anni, aspettava solo di essere colata a picco”, è icona metonimica di un Giappone che, per cavalcare meglio l’onda del successo, non esiterà a liberarsi dell’intercambiabile zavorra umana stipata a bordo, per poi, allegerito del gran peso, partire col vento in poppa e inesorabilmente incagliarsi fra gli scogli mortali di una devastante guerra. Ma Kobayashi non sara lì ad assistere a quel naufragio temuto e, quasi, profetizzato. La sua giovane vita verrà stroncata prima, gobettianamente recisa per la sua eccessiva voglia di raccontare, rubata, alla soglia dei trent’anni, per “ribattere un chiodo che aveva alzato troppo la testa”.

Kobayashi Takiji

Opere pubblicate